Natura ed ecosostenibilità

Il Sorbo e le Valli del Crèmera


Le Valli del Sorbo sono situate tra i Comuni di Formello e Campagnano, in uno scenario altamente suggestivo di monti boscosi, gole e ampie radure. Le Valli sono attraversate per tutta la loro lunghezza dal fiume Crèmera, un affluente del Tevere, che in alcuni tratti del suo corso ha scavato il tenero tufo sagomando valloni stretti e profondi: le forre. Nelle profondità di queste gole si svela un mondo straordinario caratterizzato da una grande diversità ambientale e ricchezza faunistica e floristica.

Accanto alle qualità naturalistiche e paesaggistiche, le Valli del Sorbo sono caratterizzate anche da alcune testimonianze storiche, su tutte il Santuario della Madonna del Sorbo. Il Santuario, costruito sulle rovine di un antico castello, è arroccato su un suggestivo sperone di roccia alto 40-50 metri e, con la sua maestosità, contribuisce a realizzare una coreografia unica e spettacolare. Negli ultimi anni, il Complesso monumentale “Santuario S. Maria del Sorbo” è stato oggetto di interventi di

restauro e consolidamento.

Le Valli del Sorbo, per la loro eccezionalità, sono riconosciute anche a livello comunitario come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e inserite nella ReteNatura 2000, una rete ecologica di livello europeo. Le Valli del Sorbo costituiscono uno degli ambienti più spettacolari del Parco Naturale di Veio.


L'intero settore territoriale è dominato dalla presenza della città di Veio, delle necropoli disposte nei pianori tufacei e delle sue strutture di comunicazione con Roma ed i centri etruschi vicini, tra cui la Via Cassia, la Via Veientana, ancora riconoscibili e punteggiate da presenze monumentali ed un asse trasversale che congiungeva Veio e l'Isola Farnese alla Domusculta Capracorum presso Santa Cornelia alla Via Flaminia e alla Valle del Tevere. Elementi di grande interesse archeologico oltre all'abitato ed alle necropoli di Veio sono alcune grandi ville di epoca romana fra le quali la Villa di Livia, la Villa di Lucio Vero e altre strutture come il sepolcro dei Nasoni, la Tomba dei Veienti, il sepolcro di Vibio Mariano, l'arco di Malborghetto oltre ad ulteriori strutture insediative poste in diverse zone del parco. Di epoca medievale e rinascimentale, oltre alla vetusta Domusculta Capracorum, sono gliinsediamenti di Isola Farnese, di Tor Vergara, della Crescenza, della Storta e della Giustiniana oltre ed una serie di strutture minori di difesa e sfruttamento agricolo del territorio lungo le principali direttive viarie.


L'articolazione del territorio riflette ancora il relativo frazionamento in vigne vicino alla città ed in grandi tenute nelle parti più periferiche a cui fanno riferimento gli antichi casali del fosso, del Pino, dei Tre Archi, di Santa Cornelia, della Vacchereccia, di Buon Ricovero, di Tor Vergara della Spizzichina, di Ospedaletto Annunziata, della Crescenza, di Monte Oliviero, della Valchetta, di Prima Porta e di Malborghetto.


Gli aspetti naturalistici sono vari e ricchissimi rispondenti all'articolata morfologia del territorio. Nella porzione settentrionale prevalgono i boschi misti dominati da cerri che rappresentano oltre il 90% della vegetazione boschiva. Lembi di lecceta sono sparsi in tutto il territorio del Parco in presenza di affioramenti tufacei caratterizzati da una marcata aridità dei suoli. La vegetazione lungo le vie dei fossi rispecchia le associazioni vegetali tipiche degli ambienti umidi con presenza di pioppi, salici, ontani e farnie. Interessanti risultano poi, dal punto di vista floristico, le numerose forre che attraversano il territorio del Parco e sono caratterizzate da carpini, noccioli e cerri. L'agricoltura, che rappresentava per gli etruschi insieme al commercio il cardine dell'economia, malgrado le tante trasformazioni avvenute attraverso i secoli ancora oggi caratterizza fortemente il paesaggio di questo territorio.Ricca e diversificata è anche la fauna del parco di Veio che include alcune specie di valore comunitario quali ad esempio la Salamandrina dagli occhiali, il Cervone, il Ghiozzo di ruscello, il Nibbio bruno e il Martin pescatore.