Marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta)
Il carciofo romanesco, chiamato anche mamma, mammola o cimarolo, è conosciuto nelle campagne del lazio sin da epoca romana probabilmente, già gli Etruschi raccoglievano questo prodotto. Infatti, secondo il botanico Montellucci, è da attribuire agli Etruschi l'opera di addomesticamento della coltivazione di questo ortaggio. La sua diffusione nella Regione Lazio iniziata a partire dal XV secolo, gli ha permesso di occupare rapidamente, fin dal tardo rinascimento, un posto di assoluto prestigio nella gastronomia laziale.
Il carciofo romanesco, non spinoso, è una pianta erbacea dalle cui gemme si sviluppano fusti ramificati. Ha un colore verde cenerino, è sferico, compatto con un caratteristico foro all'apice. Le cultivar del carciofo romanesco sono Castellammare e relativi cloni, Campagnano e relativi cloni. Il carciofo detesta l'umidità, come pure le temperature inferiori ai 4 - 5°, richiede un clima mite e, per quanto riguarda i terreni, predilige quelli profondi, di medio impasto, ben drenati e neutri. Per le notevoli cure colturali che richiede, il carciofo è una specie da rinnovo, miglioratrice, e può, quindi, precedere o seguire cereali ed altri ortaggi. Ha un sapore dolce e gradevole, la consistenza delle foglie interne e del cuore è molto morbida.
Il cultivar Campagnano
Il carciofo di Campagnano è noto ed apprezzato per le sue caratteristiche qualitative legate alla compattezza, consistenza e sapore. La raccolta viene eseguita manualmente e in maniera scalare quando i capolini (cimaroli) hanno raggiunto la giusta dimensione. Il prodotto viene avviato ai mercati quando è ancora fresco, per cui la lavorazione si limita alla formazione dei caratteristici mazzi tipici del Lazio, che esaltano l’aspetto della presentazione al consumatore.
Il cultivar Campagnano ha produzione tardiva e dà i primi capolini con dimensione commerciale a partire da Marzo-Aprile; in questa produzione tardiva si trova la motivazione dell'abbandono della coltivazione di tale cultivar nei tempi passati: il basso prezzo di vendita spuntabile dovuto alla tardiva commercializzazione non compensava gli oneri sostenuti. Oggi si sta cercando di riprendere la coltivazione di questo prodotto che è originario, come dice il nome, proprio della zona del Parco di Veio.
Nel paese di Campagnano di Roma ogni anno, nel periodo di maggiore produzione del Carciofo Campagnanese, si festeggia questo meraviglioso prodotto della terra nella “Festa del Baccanale” con la grande “Scarciofata alla Campagnanese”. In questa occasione i carciofi vengono conditi con olio, aglio fresco, menta selvatica e cotto su brace di sarmenti di vite…è una vera prelibatezza.

